Trascrizione integrale del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica - 2009

Gennaio 13th, 2010

Buonasera a voi che siete in ascolto. Nel rivolgervi, mentre sta per concludersi il 2009, il più cordiale e affettuoso augurio, vorrei provarmi a condividere con voi qualche riflessione sul difficile periodo che abbiamo vissuto e su quel che ci attende. Un anno fa, molto forte era la nostra preoccupazione per la crisi finanziaria ed economica, da cui tutto il mondo era stato investito, la questione non riguardava solo l’Italia, ma avevamo motivi particolari di inquietudine per il nostro Paese. Oggi, ad un anno di distanza, possiamo dire che un grande sforzo è stato compiuto e che risultati importanti sono stati raggiunti a livello mondiale. Non era mai accaduto nel passato, in situazioni simili, che i rappresentanti degli Stati più importanti di tutti i continenti s’ incontrassero così di frequente, discutessero e lavorassero insieme per cercare delle vie d’uscita, nel comune interesse e per concordare le decisioni necessarie. Proprio questo, è invece accaduto nel corso dell’ultimo anno! L’ Italia, sempre restando ancorata all’Europa, ha dato il suo apprezzato contributo, con il grande incontro del luglio scorso all’Aquila e ha per suo conto compiuto un serio sforzo. Dico questo, vedete, guardando a quel che si è mosso nel profondo del nostro Paese, perché lo so bene, abbiamo vissuto mesi molto agitati sul piano politico, ma ciò non deve impedirci di vedere, come si sia operato in concreto, da parte di tutte le Istituzioni, realizzandosi nonostante i forti contrasti, anche momenti di impegno comune e di positiva convergenza. Nello stesso tempo, nel tessuto più ampio e profondo della società, si è reagito alla crisi con intelligenza, duttilità, senso di responsabilità da parte delle imprese, delle famiglie, del mondo del lavoro. Perciò guardiamo con fiducia, con più fiducia del 31 dicembre scorso al nuovo anno. Non posso, tuttavia, fare a meno di parlare del prezzo che da noi in Italia si è pagato alla crisi e di quello che ancora si rischia di pagare, specialmente in termini sociali e umani. C’è stata una pesante caduta della produzione e dei consumi, ce ne stiamo sollevando. Si è confermata la vocazione e intraprendenza industriale dell’Italia, ma ci sono state aziende, soprattutto piccole e medie imprese che hanno subito colpi non lievi. E’ a rischio nel 2010, è soprattutto l’occupazione. Si è fatto non poco per salvaguardare il capitale umano, per mantenere al lavoro forze preziose anche nelle aziende in difficoltà e si è allargata la rete delle misure di protezione e di sostegno, ma hanno pagato in centinaia di migliaia, i lavoratori a tempo indeterminato, i cui contratti non sono stati rinnovati e le cui tutele sono rimaste deboli o inesistenti. E indubbia è oggi la tendenza a un aumento della disoccupazione, soprattutto di quella giovanile. Vengono così in primo piano, antiche contraddizioni caratteristiche dell’economia e della società italiana. Dissi, da questi schermi un anno fa; affrontiamo la crisi come grande prova e occasione per aprire al Paese nuove prospettive di sviluppo, facendo i conti con le insufficienze e i problemi che ci portiamo dietro da troppo tempo. Dalla crisi deve e può uscire un’Italia più giusta. Ebbene, questo è il discorso che resta ancora interamente aperto, questo è l’impegno di fondo che dobbiamo assumere insieme noi italiani. Ma come riuscirvi? Guardando con coraggio alla realtà nei suoi aspetti più critici, ponendo mano a quelle riforme e a quelle scelte che non possono più essere rinviate e facendoci guidare da grandi valori: solidarietà umana, coesione sociale, unità nazionale. Parto dalla realtà delle famiglie che hanno avuto maggiori problemi, le coppie con più figli minori, le famiglie con anziani, le famiglie in cui solo una persona è occupata ed è un operaio. Le indagini condotte anche in Parlamento, ci dicono che nel confronto internazionale, elevato è in Italia il livello della disuguaglianza e della povertà. Le retribuzioni dei lavoratori dipendenti hanno continuato ad essere penalizzate da un’alta pressione fiscale e contributiva. Più basso è il reddito delle famiglie in cui ci sono occupati in impieghi atipici, comunque temporanei. Le condizioni più critiche si riscontrano nel mezzogiorno e tra i giovani. Sono queste le questioni che richiedono di essere poste al centro dell’attenzione politica e sociale, e quindi dell’azione pubblica. L’economia italiana deve crescere  di più e meglio che negli ultimi quindici anni. Ecco il nostro obiettivo fondamentale. E perché cresca in modo più sostenuto l’Italia, deve crescere il mezzogiorno, molto più fortemente il mezzogiorno, solo così crescendo tutta insieme l’Italia, si può dare una risposta ai giovani che si interrogano sul loro futuro. C’è una cosa che non ci possiamo permettere, correre il rischio che i giovani si scoraggino; non vedano la possibilità di realizzarsi, di avere un occupazione e una vita degna nel loro, nel nostro Paese. Ci sono nelle nuove generazioni riserve magnifiche di energia, di talento, di volontà. Ci credo, non retoricamente, ma perché ho visto di persona come si manifestino in concreto quando se ne creino le condizioni. Ho visto la motivazione, ho visto la passione di giovani, tra i quali molte donne che quest’anno mi è accaduto d’incontrare nei laboratori di ricerca. La motivazione e l’orgoglio dei giovani specializzati, che sono il punto di forza di aziende di alta tecnologia. La passione e l’impegno che si esprimono nelle giovani orchestre, concepite e guidate da generosi maestri. Penso alla motivazione e alla qualità dei giovani che si preparano alle selezioni più difficili per entrare in carriere pubbliche, come la Magistratura. Certo, sono queste le energie giovanili, che hanno potuto prendere le strade migliori e tante sono, purtroppo, quelle che ancora si dibattono in una ricerca vana, ma ho fiducia nell’insieme delle nuove generazioni che stanno crescendo. E a tutti i giovani, la società e i poteri pubblici, debbono dare delle occasioni e in primo luogo debbono garantire l’opportunità decisiva di formarsi grazie a un sistema d’istruzione più moderno ed efficiente, capace di far emergere i talenti e di premiare il merito. Più crescita, più sviluppo nel mezzogiorno, più futuro per i giovani, più equità sociale. Sappiamo che a tal fine ci sono riforme e scelte da non rinviare. Proprio negli scorsi giorni, il Governo ne ha annunciato due su temi molto impegnativi; la riforma degli ammortizzatori sociali e la riforma fiscale. La prima è chiamata, in particolare, a dare finalmente risposte di sicurezza e di tutela a coloro che lavorano in condizioni di estrema flessibilità e precarietà. La riforma annunciata per il fisco, è poi assolutamente cruciale. In quel campo, è vero, non si può più procedere con rattoppi, vanno presentate e dibattute un analisi e una proposta d’insieme. E in quel dibattito, si misurerà anche una rinnovata presa di coscienza del problema durissimo del debito dello Stato. Intanto il Parlamento si è impegnato a riordinare la finanza pubblica con la legge sul federalismo fiscale e a regolarla con un nuovo sistema di  leggi e procedure di bilancio. Due riforme, già votate, su cui il Parlamento è stato largamente unito. E vengo alle riforme istituzionali e alla riforma della giustizia, delle quali tanto si parla. Ho detto, più volte, quale sia il mio pensiero. Sulla base di valutazioni, ispirate solo all’interesse generale, ho sostenuto che anche queste riforme, non possono essere tenute in sospeso, perché da esse dipende un più efficace funzionamento dello Stato, al servizio dei cittadini e dello sviluppo del Paese. Esse, dunque, non sono seconde alle riforme economiche e sociali e non possono essere bloccate da un clima di sospetto tra le forze politiche e da opposte pregiudiziali. La Costituzione può essere rivista, come d’altronde si propone da diverse sponde politiche, nella sua seconda parte. Può essere modificata, secondo le procedure che essa stessa prevede. L’essenziale è, che in un rinnovato ancoraggio a quei principi, che sono la base del nostro stare insieme come Nazione, siano sempre garantiti equilibri fondamentali tra Governo e Parlamento, tra potere esecutivo, potere legislativo e istituzioni di garanzia e che ci siano regole in cui debbano riconoscersi gli schieramenti sia di governo, sia di opposizione. Ho consigliato misura, realismo e ricerca dell’intesa, per giungere ad una condivisione quanto più larga possibile, come ha di recente e concordemente suggerito anche il Senato. Voglio esprimere fiducia che in questo senso si andrà avanti, che non ci si bloccherà in sterili recriminazioni e contrapposizioni. Il nuovo slancio di cui ha bisogno l’Italia per andare oltre la crisi, verso un futuro più sicuro, richiede riforme. Richiede convinzione e partecipazione diffusa in tutte le sfere sociali, richiede recupero di valori condivisi. Valori di solidarietà, e il Paese in effetti, se ne mostrato ricco in quest’anno segnato da eventi tragici e dolorosi, da ultimo, sconvolgenti alluvioni. Se ne mostrato ricco, stringendosi con animo fraterno, alle popolazioni dell’Aquila e dell’Abruzzo colpite dal terremoto o raccogliendosi commosso, attorno alle famiglie dei caduti in Afganistan e come sempre impegnandosi generosamente in molte buone cause; quelle del volontariato, della fattiva e affettuosa vicinanza ai portatori di handicap, ai più poveri, agli anziani soli e del sostegno alla lotta contro le malattie più insidiose, di cui soffrono anche tanti bambini. E’ necessario essere vicini a tutte le realtà in cui si soffre anche perché ci si sente privati di diritti elementari, penso ai detenuti in carceri terribilmente sovraffollate, nelle quali non si vive decentemente, si è esposti ad abusi e rischi, e di certo non ci si rieduca. Solidarietà significa anche comprensione e accoglienza verso gli stranieri che vengono in Italia, nei modi e nei limiti stabiliti, per svolgere un onesto lavoro e per trovare rifugio da guerre e da persecuzioni. Le politiche volte ad affermare la legalità e a garantire la sicurezza, pur nella loro severità, non possono far abbassare la guardia contro razzismo e xenofobia, non possono essere fraintese e prese a pretesto da chi nega ogni spirito di accoglienza con odiose preclusioni. Anche su questo versante, và tutelata la coesione e la qualità civile della società italiana. Qualità civile, qualità della vita; aspetti questi da considerare essenziali per valutare la condizione di una società, il benessere e il progresso umano. Contano sempre di più fattori non solo di ordine materiale, ma di ordine morale che danno senso alla vita delle persone e della collettività, e ne costituiscono il tessuto connettivo. E’ necessario che si riscoprano e si riaffermino valori troppo largamente ignorati e negati negli ultimi tempi. Più rispetto dei propri doveri verso la comunità. Più sobrietà negli stili di vita. Più attenzione e fraternità nei rapporti con gli altri. Rifiuto intransigente della violenza e di ogni altra suggestione fatale che si insinua tra i giovani. Considero importante il fatto che nel richiamo alla solidarietà e ai valori morali, incontriamo la voce e l’impegno di religiosi e di laici, della Chiesa e del mondo cattolico. Cosi come, nel discorso su una nuova concezione dello sviluppo, che tenga conto delle lezioni della crisi recente e dell’ allarme per il clima e per l’ambiente, ritroviamo l’ispirazione e il pensiero del Pontefice. Vedo egualmente sentita da quel mondo, l’esigenza dell’unità della nazione italiana. In realtà, non è vero che il nostro paese sia diviso su tutto. Esso è più unito di quanto appaia, se si guarda solo alle tensioni della politica. Tensioni, che è mio dovere sforzarmi di attenuare. E’ uno sforzo che mi auguro possa dare dei frutti, come è sembrato dinanzi ad un episodio grave; quello dell’aggressione al Presidente del Consiglio. Si dovrebbero, ormai, da parte di tutti contenere anche nel linguaggio, pericolose esasperazioni polemiche. Si dovrebbe contribuire ad un ritorno di lucidità e di misura nel confronto politico. Io posso assicurarvi che sono deciso a perseverare nel mio impegno per una maggiore unità della Nazione. Un impegno che richiede ancora tempo e pazienza, ma da cui non desisterò, anche perché nulla è per me, come Presidente di tutti gli italiani, più confortante che contribuire alla serenità di tutti voi. Mi hanno toccato le parole del comandante di un contingente, dei nostri cari militari impegnati in missioni all’estero. Mi ha detto, dieci giorni fa, in videoconferenza per gli auguri di natale, che lui e i suoi ragazzi, traggono serenità dai miei messaggi, quando gli giungono attraverso la televisione. Si, hanno bisogno di maggiore serenità, tutti i cittadini in tempi difficili come quelli attuali. Lavoratori, disoccupati, giovani alle prese con problemi assillanti. Quanti sono all’opera per rilanciare la nostra economia e quanti servono con scrupolo lo Stato, in particolare le forze armate, chiamate a tutelare la Pace e la stabilità internazionale o le forze dell’ordine che combattono, con crescente successo, le organizzazioni criminali. E a questo bisogno, debbono corrispondere tutti coloro cha hanno responsabilità elevate nella politica e nella società. Serenità e speranza, sento di potervi trasmettere oggi. Speranza, guardando all’Italia che ha mostrato di volere e sapere reagire alle difficoltà. Speranza, guardando al mondo, per quanto turbato e sconvolto da conflitti e minacce, tra le quali si rinnova sempre inquietante, quella del terrorismo. Speranza, perché nuove luci per il nostro comune futuro sono venute dall’America e dal suo giovane presidente. Sono venute da tutti i Paesi che si sono impegnati in un grande processo di cooperazione e riconciliazione. Sono venute dalla nostra Europa, che ha scelto di rafforzare con le nuove istituzioni la sua unità e rilanciare il suo ruolo, offrendo l’esempio della nostra Pace nella libertà. Questo è il mio messaggio e il mio augurio per il 2010. A voi italiane e italiani di ogni generazione e provenienza, che salutate il nuovo anno con coloro che vi sono cari o lo salutate lontani dall’Italia, ma con l’Italia nel cuore.

Ancora buon anno a tutti

 


Una Risposta a “Trascrizione integrale del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica - 2009”

  1. Giorgio Napolitano invia agli italiani un messaggio di speranza e solidarietà | on Gennaio 13, 2010 06:27

    [...] del discorso di fine anno di Giorgio Napolitano nella pagina in alto a destra, oppure cliccando qui. File in giorgio_napolitano, parlamento, presidente_della_repubblica, quirinale, [...]

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